Sant'Angelo Le Fratte

Sant'Angelo Le FratteL'attuale Sant'Angelo Le Fratte, originariamente si chiamava "Castrum Sancti Angeli de Fratis" e si sviluppò attorno ad un convento basiliano ma sembra che le vere origini siano più antiche. Si potrebbero far risalire al VI sec. a.C. i primi insediamenti umani nella zona, come testimoniano alcuni ritrovamenti più o meno casuali quali fibule, anelli, punte di lancia, fermagli, e soprattutto un'anfora a colonnette con decorazione geometrica, bicroma in nero e ocra, datata tra il VI e il III sec. a.C. Con molta probabilità, i primi abitanti della zona appartenevano a tribù greche come sembra ricordare il nome di una contrada del paese "Fosso dei Greci" appunto.

Altri ritrovamenti quali tombe ed oggetti in ferro e bronzo, opere laterizie e frammenti di are con epigrafi sepolcrali, nonché armi di origine romana, testimoniano una frequentazione della zona intorno all’attuale paese dal IV al I secolo a.C. I più cospicui ritrovamenti sono avvenuti in località Vetraursa, come è comunemente chiamata dai contadini del posto (il nome dialettale sembrerebbe derivare dal latino Veterum = vecchio, ed Urseium, antica città, citata dagli storici romani, di cui si sono perse le tracce). Probabilmente  l’area fu abitata, più che da lucani, da disertori dell'esercito romano, o da soldati scampati alla morte durante le guerre sannitiche (264 - 146 a.C.) e durante la battaglia dei Campi Veteres (presso Vietri) dove secondo quanto raccontato dallo storico Tito Livio, Tito Sempronio Gracco (console romano) fu trucidato dai soldati di Annibale.

Dopo l'anno Mille il paese finì sotto il dominio normanno, ai tempi di Ruggiero II (XII sec.) era un Casale, nucleo di modeste dimensioni, formato da pochi casolari e appartenente al Giustizierato di Principato, come tutti i paesi della valle del Melandro. Con la nascita del Sacro Romano Impero passò agli Svevi, per cambiare nuovamente padrone in seguito alla Battaglia di Benevento (1266) dove Carlo I D'Angiò sconfisse Manfredi di Svevia (figlio naturale di Federico II). Quindi conobbe vari padroni, dal Conte Nicola Janville ai Gesualdo ai De Gennaro e visse un periodo importante in seguito alla distruzione della vicina città di Satriano, avvenuta nel 1420 per mano di Giovanna II d’Angiò.

Giovanni Caramuele Lobkovvitz   Con la distruzione di Satriano il Vescovo Frate Andrea da Venosa scelse S. Angelo quale sede provvisoria della Diocesi di Satriano. Quando la diocesi fu annessa, nel 1525, a quella di Campagna, molti dei prelati della cattedra di Satriano e Campagna preferirono mantenere la loro sede a S. Angelo le Fratte, facendo molto per il miglioramento del paese, che conobbe un progressivo aumento della popolazione. Determinante per la storia del centro fu il Vescovo Giovanni Caramuele Lobkovvitz, che qui dimorò tra il 1657 e il 1673. Teologo. matematico e umanista, impiantò nel palazzo episcopale una elegante tipografia, la prima del Meridione. Dopo la morte del Vescovo Marco Leone, avvenuta nel 1790, nessun prelato dimorò più qui e il centro decadde. Gli stabili episcopali e molti edifici sacri deperirono tanto che, oggi, di quel periodo storico non rimane traccia.